PERCHE’
TUTTI I MARTEDì, h 14.30
PERCHE’
TUTTI I MARTEDì, h 14.30

Il 25 aprile, giornata della liberazione dall'oppressione del nazi-fascismo, non ha rappresentato l'inizio di una nuova epoca in Italia?
Dopo quella data, non sembrava essere definitivamente conclusa l'esperienza di ideologia, di potere e di governo fascista?
Sì..ma ne siamo proprio sicuri?
Razzismo e xenofobia, repressione e controllo, guerra e negazione dei diritti sono ancora oggi all'ordine del giorno.
Vengono sgomberati e bruciati campi rom, si tenta di negare l'accesso all'asilo ai bambini figli di clandestini, la risposta all'immigrazione è rappresentata da muri, cpt e rimpatri, sono continuamente sotto attacco leggi come l'aborto o il divorzio, ostacolate le unioni di fatto, l'omosessualità, la libertà di scelta sul proprio corpo e sulla propria identità.
Per di più chi è al governo non trova di meglio che affermare che i libri di scuola vanno cambiati, perché “troppo intrisi di resistenza”. Come se i programmi ministeriali fossero rivoluzionari!
Questo tipo di affermazioni palesa la precisa volontà di riscrivere e cancellare la nostra memoria storica, togliendoci così gli strumenti indispensabili per capire il presente.
In un quadro di razzismo, intolleranza, xenofobia, controllo e guerra diventa indispensabile applicare il diritto di resistenza contro ogni tipo di politica volta in questo senso, costruendo percorsi di cultura reale e di rifiuto di qualsiasi forma di fascismo: quello del ventennio e quello di oggi.
25 APRILE, DIRITTO DI RESISTENZA CONTRO OGNI FASCISMO!
collettivo rebelde
www.collettivorebelde.blogspot.com
Anita, Teresa e Valentina non si sono mai incontrate. Hanno vissuto nell'Italia degli anni sessanta e settanta, in età diverse e in città lontane. Ma le loro storie vere, riportate in diari privati, sono in un'ideale continuità, testimonianza di lotte famigliari e politiche, personali e collettive, per affermare autonomia, identità e diritti in un Paese patriarcale.
Nel 1964, Anita è un'adolescente, ragazza brava di una famiglia bene. E' timida e riflessiva. Spesso si chiude nella stanza notturna e confessa al suo diario tutto il suo senso di inadeguatezza e fragilità. "Ci ha invitati la famiglia di sotto: questa sera devo andare per la prima volta a ballare! Ho una fifa maledetta, mal di stomaco eccetera. Quanti anni ho?? Quasi diciassette!! … e invece sono stata coraggiosissima!".
Mentre fuori dall'appartamento borghese della Milano bene, i suoi coetanei iniziano a fare esperienza di autonomia e rivolta, lei si chiude e fa i conti con i dettami di una cultura borghese, autoritaria e moralista. Anita vorrebbe scoprire l'amore e il sesso, ma l'educazione che le hanno impartito la blocca inibendole una piena e consapevole esperienza del suo corpo e della sua vita.
Teresa invece l'amore e il sesso li ha già scoperti, e a soli vent'anni è rimasta incinta. Cosa fare? Come gestire una gravidanza indesiderata in una cultura meridionale quale quella della sua famiglia? "Per un'altra donna questo momento poteva essere di grande felicità. Ma non per me. Per me è la tragedia. Per me è la fine. Penso solo a mio padre, a mia madre, e che sarebbe meglio morire". Teresa decide di abortire, e così il diritto per cui si stava battendo insieme alle compagne del collettivo non è più uno slogan ma diventa parte della sua vita, visto che l'aborto nel '76 è illegale. Lascia il suo paese nel Sud e va a Roma: maestosa, straniante e ora nemica, sfila nelle sue strade rumorose e nei palazzi fitti. Teresa farà esperienza di un aborto clandestino, consumato in una stanza anonima, su di un lettino gelido, da un ginecologo sconosciuto. Riporterà sulle pagine del diario i sentimenti e le riflessioni di una pratica che da lì a poco diventerà un diritto, per lei non più astratto.
Valentina a Roma c'è nata, ci vive e opera da militante femminista, attiva nei circoli e collettivi, ben nota al "Governo Vecchio". Vive i suoi trent'anni intensamente, mettendo sempre in relazione il "personale con il politico", cercando di trovare un equilibrio possibile tra le muse del separatismo e una piena e condivisa storia d'amore con uomo. Una sera è con il suo Francesco, finalmente intimi, ma una telefonata la distoglie: un commando di compagne ha gambizzato un ginecologo. Deve correre, sperando di trovare al ritorno la sua storia d'amore ad aspettarla.
Ma Valentina è consapevole che questo grande periodo conflittuale di lotte e passioni. politica e sesso, sta finendo perchè, come scrive sul suo diario: "Siamo sconfitti, uomini e donne, dopo il '77 e penso che i veri effetti saranno lenti a insediarsi nelle nostre coscienze".
Queste tre donne non si conoscono, ma la loro testimonianza ha una ugual tensione e si muove, inconsapevole, in un'unica direzione: un sommovimento generazionale che ha preso le singole e private concezioni della vita e del mondo e le ha fuse in una visione collettiva e pubblica. I 20 anni che hanno cambiato la vita di ognuno di noi.
Il film immagina gli eventi narrati nei diari ricorrendo a materiali di repertorio dell'epoca, accostandoli, forzandoli ed esaltandoli in una libera interpretazione che vuole andare al di là della ricostruzione storica per cogliere il più possibile tutta la verità emotiva e esistenziale di cui la storia è fatta.
Fotografie, fotoromanzi, filmini di famiglia, inchieste e dibattiti televisivi, film indipendenti e sperimentali, riprese militanti e private, pubblicità, musiche e animazioni d'epoca e originali, oltre ai tre diari privati, sono la stratificazione visiva e sonora su cui riscrivere una storia del passato recente alla luce di un futuro incerto.
Ho voluto ripercorrere la storia delle donne tra la metà degli anni 60 e la fine degli anni 70 per metterla in relazione, a partire dal 'caso italiano', con il nostro presente globale, conflittuale e contraddittorio. Con l'intenzione di offrire uno spunto di riflessione su temi ancora oggi parzialmente irrisolti o addirittura platealmente rimessi in discussione. Dove sono approdate oggi queste donne? Che tipo di coscienza hanno di sè, quali sono ancora i traguardi da raggiungere, i desideri da esaudire? Come vivono le loro relazioni affettive, l'amore, la maternità?
Di quanto esigeva il celebre slogan "Vogliamo il pane, ma anche le rose", con cui nel 1912 le operaie tessili marcarono con originalità la loro partecipazione a uno sciopero di settimane nel Massachusetts, forse il necessario, il pane, è oggi dato per acquisito. Ma le donne si sono battute per un mondo che desse spazio anche alla poesia delle rose. Ed è una battaglia più che mai attuale.
I DIARI DI ANITA, TERESA E VALENTINA provengono da Fondazione Archivio Diaristico Nazionale Pieve Santo Stefano.
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